storia


giardinodellerose.20160521Il Feudo e Castello di Salabue, con il podere di Tomarengo, passarono di mano in mano dal XIV al XVII secolo tra i Natta, i Fassati,i Tizzoni ed i Nuvoloni, tutti infeudati col titolo di signore. Il castello, in particolare, è stato sempre frazionato in due distinte proprietà. Sul finire del 1500 i Nuvoloni ospitarono nella loro metà i fratelli Tabacchetti, intenti a decorare il Sacro Monte di Crea.

Nel XVII secolo il feudo fu eretto in contea ed i Gonzaga lo concessero a Carlo Francesco Cozio, signore di Montiglio e Terruggia, patrizio casalese che ne divenne conte nel 1665. La famiglia Cozio riunì il castello in un unico complesso e trasformò il fortilizio in residenza di campagna prosciugandone il fossato, che, innalzato con arcate progressive venne a ridisegnarsi nell’attuale viale di accesso, ed abbassando le tre torri al livello della copertura. I Cozio di Salabue vi risiedettero per cinque generazioni.

Due personaggi cospicui della famiglia furono Carlo Francesco, infeudato nel 1725 che nel 1744 emanò i Bandi Campestri ancora agli atti del Comune di Ponzano, e che pubblicò a Torino nel 1766 l’opera “Il giuoco degli scacchi, ossia nuova idea di attacchi, difese e partiti” in due volumi (vedi web) virtuoso violinista, ne trasmise la passione al figlio Ignazio Alessandro, infeudato nel 1780, celebre collezionista di strumenti ad arco, autore del “Saggio critico sulla liuteria cremonese” e membro della regia Deputazione di Storia Patria. Fu Presidente del Senato di Casale e donò gli archivi monferrini da lui raccolti nel periodo dell’occupazione francese all’Archivio di Stato di Torino dove a tutt’oggi è consultabile.

Sua sorella Paola andò sposa nel 1778 a Silvio Davico conte di Quittengo, di Fossano. Il nipote Pietro Giovenale Davico di Quittengo, erede dei Cozio, estintisi, fu infeudato da Re Carlo Alberto della contea di Salabue il 3 agosto 1841 e ne fu l’ultimo conte.

La successiva generazione dei conti Davico vendette la proprietà alla famiglia Guazzone-Bezzi che la tenne fino al 1935 quando i conti Corrado ed Elena Davico di Quittengo la riacquistarono. Il castello subì nuovi rifacimenti per adeguarlo ai canoni di comfort e piacevolezza della residenza di campagna attuale ad opera dell’architetto Gianni Ricci e dei decoratori Vittorio Accornero e Alfredo Parachini. Ne vennero ridistribuiti gli ambienti interni, decorati interni ed esterni, creato il giardino all’italiana e la loggia che ne illeggiadrisce l’ala est. Oggi vi risiedono i conti Davico che ne amministrano l’azienda agricola ed il b&b.